P R A T I C H E

pratiche, meditazione Vipassana


Centro meditazione "La Porta del Dharma"
- Bari (Puglia) -

La pratica meditativa segue i canoni delle tradizioni Theravada e Zen. Il centro è sorto nel 1999 in seguito alla prima visita a Bari dell'abate del monastero Santacittarama di Frasso Sabino (RI). In seguito ha ospitato monaci e maestri di differenti tradidizioni: Mario Thanavaro, Gheshe Gedun Tarchin, Thubten Rinchen, Ajahn Jutindaro, Ajahn Kantiko, Ajahn Mahapanyo. Si sono svolti, nel corso degli anni, anche alcuni ritiri residenziali guidati da alcuni dei maestri sucitati.

- La pratica -

La pratica riguarda lo sviluppo di Samatha e Vipassana, rispettivamente: una concentrazione rilassata e la visione profonda. Vipassana, o Visione profonda, è il cuore della pratica formale insegnata dal Buddha e permette, associata al rispetto degli altri punti dell'Ottuplice Sentiero, di acquisire un rapporto nuovo e diverso con la realtà, liberato dalla nevrosi dell' "Io" e del "Mio" che affligge la quotidiana esperienza vitale dell'uomo "naturale". Uomini e donne liberi, finalmente, di interagire col mondo in modo nuovo e più disteso, mirando alla Liberazione ultima, così come il Buddha stesso fu in grado di fare.

 

 

Il viaggio di Ajahn Chandapalo in Puglia

Dal 25 Aprile al 1 Maggio la Puglia sarà felice di ospitare il viaggio di Ajahn Chandapalo, monaco da più di 35 anni ed abate del monastero buddhista di tradizione Theravada "Santacittarama". Un'occasione unica per incontrare il Dhamma e la pratica meditativa grazie alle parole e all'insegnamento di un grande maestro contemporaneo.

 

PROGRAMMA DEGLI EVENTI

 

25 Aprile (Martedì) ore 17.00 Barletta

"MEDITIAMO INSIEME PER LA PACE" [Presso Castello Carlo V - Barletta]

A cura di "L'onda de respiro", "Psicoluoghi" e "Cos"

Info | Lucia 3204316315 - Maria Rosaria 3299251894

 

26 Aprile (Mercoledì) ore 18.30 Conversano

"INCONTRARE IL DHAMMA: BUDDHSSMO E MEDITAZIONE"

[Presso "Siddharta Centro Olistico", via Bari 81/A- Converano]

Info l Nino 3297226817 - Faiza 3935662114

*necessaria prenotazione

 

28 Aprile (Venerdì) ore 19.00 Monopoli

"INCONTRO PUBBLICO E MEDITAZIONE"

[Presso il Centro Yoga Solare Auroville, Contrada Bellocchio 494 - Monopoli]

A cura di "Ekletica - II risveglio"

Info l Margot 3339394301

 

29 e 30 Aprile (Sabato 7.30 - 20.00; Domenica 7.30-18.00)

Monopoi "RITIRO INTENSIVO"

[Presso il Centro Yoga Solare Auroville, Contrada Bellocchio 494 - Monopoli]

Info l Margot 3339394301 - Lucia 3204316315

*necessana prenotazione

** Il ritiro ha il costo di 80 euro per i due giorni compreso il pranzo la colazione e il tè/tisana del pomeriggio . Sarà possibile pernottare, prenotando in largo anticipo possibilmente, presso un convento di suore o in due B&B convenzionati, tutti situati nelle vicinanze del Centro yoga solare Auroville di Monopoli. Il ritiro sara' effettuato con un numero minimo di 15 persone.

 

1 Maggio (Lunedì) ore 17.00 Cisternino a cura di "I giardini di Kama"

Incontro pubblico all'interno dello "Orys Yoga Fest"

[Presso "I giardini di Kama", Contrada Specchiaruzzo - Cistemino]

Info l Brigida 3497573668

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Gli incontri saranno a offerta libera e il ricavato sarà devoluto al monastero o per coprire le spese del viaggio del Venerabile.

 

Biografia Venerabile Ajahn Chandapalo

Nato a Preston, nel Lancashire (Inghilterra), inizia ad interessarsi alla meditazione buddhista durante l'ultimo anno di studi presso la facoltà di ingegneria dell'Università di Lancaster.
A Manchester, ad una celebrazione del Vesak nel 1978. incontra per la prima volta il Ven. AjahnSumedho, detta tradizione Theravada dei monaci della foresta. Durante gli studi per il Master in Ingegneria Biomedica presso l'Università di Dundee, incontra il Ven. Ajahn Chah ad Edimburgo.
Dopo aver ricoperto per quasi un anno la posizione di Assistente Ricercatore nell'Unità di Bioingegneria di Glasgow, sceglie di intraprendere il sentiero monastico, e prende gli otto precetti come anagarika (postulante) presso il Monastero di Chithurst nel West Sussex.
Nel 1981 aiuta Ajahn Sucitto a fondare la prima "succursale" del monastero di Chithurst ad Harnham, vicino a Newcastle (oggi noto come ArunaRatanagiri). Riceve l'upasampada (l'ordinazione completa come bhikkhu o monaco) nel 1982. Un anno dopo affianca Ajahn Munindo nella fondazione di un nuovo monastero a Devon. In seguito si trasferisce insieme ad AjahnSumedho e vari altri monaci in una località vicina ad Hemel Hempstead, dove viene fondato il monastero di Amaravati. Quattro anni dopo viene invitato in Svizzera insieme ad AjahnTiradhammo, e qui resterà per più di due anni, contribuendo alla fondazione del Monastero Dhammapala.
Risiede per un anno In Thailandia, presso lì Monastero Internazionale WatPahNanachat. Nel 1993 si trasferisce in Italia, presso il monastero Santacittarama, fondato tre anni prima da AjahnThanavaro.
Nel 1996 Ajahn Chandapalo assume la carica di abate del monastero, la cui sede viene tra-sferita l'anno successivo in una località nei pressi di Poggio Nativo (Rieti) a pochi chilometri da Roma. Tiene regolarmente insegnamenti in vari parti d'Italia e all'estero.

 

 

Riflessioni


" Quando non poniamo aluna domanda, allora esiste ciò che è "


Dogen Zenji

 

 " Meditazione è la scoperta che la meta dell'esistenza
 è sempre raggiunta nell'istante presente "


 Alan Watts

 


- LETTURE E AUDIO CONSIGLIATI -

 

- Introduzione alla meditazione -

Questo opuscolo (pdf) si propone di essere uno strumento introduttivo alla pratica della Meditazione di Visione Profonda, secondo l'insegnamento che viene dato nella tradizione del Buddhismo Theravada. Per utilizzare questa introduzione non è necessario avere familiarità con gli insegnamenti del Buddha; tuttavia una conoscenza del genere può essere di aiuto per rendere più chiara la comprensione che può svilupparsi per mezzo della meditazione.
Opuscolo in formato .epub

 

- Uno sguardo al Buddhismo -

DA PIÙ DI 2500 ANNI LA RELIGIONE CHE OGGI conosciamo come buddhismo è stata di fondamentale ispirazione per molte civiltà evolute; una fonte di conquiste culturali altissime e una guida profonda che ha condotto milioni di persone a comprendere lo scopo stesso della vita. Oggi un gran numero di donne e uomini, provenienti dai più disparati ambienti e in ogni parte del mondo, segue gli insegnamenti del Buddha.

Ma chi era il Buddha e quali sono i suoi insegnamenti?

 

- Le Quattro Nobili Verità -

Questo libretto (pdf) contiene la trascrizione dei discorsi che il Ven. Ajahn Sumedho ha tenuto sull’insegnamento centrale del Buddha, che cioè l’infelicità umana può essere vinta con
mezzi spirituali.
Tale insegnamento è contenuto nelle Quattro Nobili Verità, esposto per la prima volta nel
528 a.C. nel Parco dei Daini a Sarnath presso Varanasi, e da allora è sempre stato mantenuto
vivo nel mondo buddhista.

< Il Dhammacakkappavattana Sutta, l’insegnamento del Buddha sulle Quattro Nobili Verità è
stato, in tutti questi anni, il più importante punto di riferimento che ho avuto per la pratica.
E’ l’insegnamento che seguiamo nel nostro monastero in Thailandia. La scuola buddhista
Theravada considera questo Sutta come la quintessenza dell’insegna-mento del Buddha.
Esso da solo contiene tutto ciò che è necessario sapere per comprendere il Dhamma ed
arrivare all’Illuminazione. >

Ven. Ajahn Sumedho

 

- Consapevolezza - La via oltre la morte -

Scopo di questo libro (pdf) è offrire istruzioni chiare e spunti di riflessione circa la meditazione buddhista secondo l'insegnamento di Ajahn Sumedho, un bhikkhu (monaco) appartenente alla tradizione Theravāda. I capitoli che seguono sono estratti da discorsi tenuti da Ajahn Sumedho a praticanti di meditazione per introdurli in concreto alla saggezza buddhista. A tale saggezza si allude in genere con il termine 'Dhamma', ossia le cose 'così come sono'

 

- L’Albero dell’Illuminazione – Le fondamenta del Buddhismo -

Una guida interessante per principianti (e non) al buddhismo
Questa traduzione, a cura di Silvana Ziviani, è stata ricavata dal libro di Peter della Santina "The Tree of Enlightenment " stampato da Chico Dharma Study Foundation 1997 e donato
per distribuzione gratuita.
L'uso di questa traduzione è strettamente privato e non deve essere commercializzato.

 

- Meditazione guidata -

Una meditazione guidata per principianti (Samatha-Vipassana) , di Ajahn Chandapalo, abate del Monastero di Santacittarama, primo monastero della tradizione Theravada in Italia.

 

- La pratica di " METTA" -

Meditazione guidata alla pratica di Metta (gentilezza amorevole) di Ajahn Chandapalo.
" Metta, o gentilezza amorevole, è il mezzo abile per accostarci a ciò che di fastidioso o spiacevole troviamo in noi stessi o in ciò che ci circonda. "
Luang Por Sumedho

 

 

- LA MEDITAZIONE SEDUTA -

Tempo e luogo

Stando seduti è agevole concentrare la mente sul corpo. Dovreste trovare un momento e un luogo che vi consentano di rimanere calmi e indisturbati.

Una stanza silenziosa, senza una quantità di oggetti che possano distrarre la mente, è ideale; un ambiente luminoso e spazioso fa un effetto di nitore e chiarezza, mentre una stanza ingombra e male illuminata fa l'effetto opposto. Anche la scelta del tempo ha importanza, in particolare perché per la maggior parte delle persone le giornate si svolgono secondo uno schema fisso. Non è particolarmente produttivo meditare quando si ha qualcos'altro da fare, o quando si ha fretta. E' meglio riservare un periodo - ad esempio, la mattina presto o la sera, dopo il lavoro - nel quale potete dare sul serio e pienamente la vostra attenzione alla pratica. Cominciate con una quindicina di minuti. Praticate con sincerità, con i vostri limiti di tempo e di energia, ed evitate che la pratica, pur abituale, divenga un automatismo. La pratica meditativa, sostenuta da un'autentica volontà di investigare e di fare pace con sé stessi, si svilupperà naturalmente in termini di durata e di destrezza.

Consapevolezza del corpo

Lo sviluppo della calma è aiutato da una postura stabile e da uno sforzo costante ma sereno. Se vi sentite irrequieti non c'è pace; senza un'applicazione deliberata si tende a fantasticare. Una delle posizioni più efficaci per coltivare la combinazione appropriata di quiete ed energia è quella seduta.

Adottate una postura che mantenga la schiena eretta senza tensione. Una semplice sedia con lo schienale dritto può riuscire utile, oppure forse siete in grado di sedervi in una della posizioni del loto. (note sulla posizione). Dapprima queste posizioni possono sembrare innaturali; col passare del tempo, però, esse possono conferire uno straordinario equilibrio tra fermezza e delicatezza, che allieta la mente senza affaticare il corpo.

Inclinare il mento leggermente verso il basso aiuta; non fate però pencolare il capo in avanti perché questo favorisce la sonnolenza. Tenete le mani in grembo, con le palme in alto, l'una poggiata lievemente sull'altra e in modo che le punte dei pollici si tocchino. Prendetevi il tempo che ci vuole, e arrivate al giusto equilibrio.

Adesso raccogliete l'attenzione e cominciate a percorrere con essa il corpo, lentamente. Notate le sensazioni. Sciogliete le tensioni, specialmente quelle al viso, al collo e alle mani. Chiudete, o socchiudete, le palpebre.

Investigate come vi sentite. Ansiosi o tesi? Poi allentate un po' l'attenzione. E' probabile che in questo modo la mente si calmi, e può darsi che si presentino dei pensieri - riflessioni, fantasticherie, ricordi, oppure dubbi se state facendo correttamente l'esercizio! Invece di assecondare o contrastare questi pensieri, date più attenzione al corpo, esso è un utile ancoraggio per una mente che divaga.

Coltivate uno spirito di ricerca nel praticare la meditazione. Prendetevi il tempo che ci vuole. Portate l'attenzione, ad esempio, dalla cima del capo giù per tutto il corpo, sistematicamente. Notate le differenti sensazioni - come calore, palpitazioni, sensibilità attenuata o accentuata - nelle articolazioni di ogni dito, l'umido delle palme delle mani, i battiti al polso. Anche aree nelle quale può darsi che non si avvertano sensazioni particolari, come gli avambracci o i lobi delle orecchie, possono essere 'percorse' in modo attento. Notate come anche l'assenza di sensazioni sia qualcosa della quale la mente può essere consapevole. Questa costante e prolungata investigazione si chiama consapevolezza (sati) ed è uno degli strumenti fondamentali della Meditazione di Visione Profonda.

Consapevolezza del respiro (anapanasati)

Anziché col 'percorrere il corpo', oppure dopo un periodo preliminare di questa pratica, la consapevolezza può essere sviluppata per mezzo dell'attenzione al respiro.

Dapprima seguite la sensazione del respiro che fluisce attraverso le narici e riempie il torace e l'addome. In seguito cercate di mantenere l'attenzione su un punto determinato, come il diaframma, oppure - localizzazione più sottile - le narici. Il respiro ha una qualità che induce calma, è solido e rilassante se non viene forzato; a ciò contribuisce una postura eretta. La mente può divagare; voi però, pazientemente, ritornate al respiro.

Non è necessario sviluppare la concentrazione fino al punto di escludere ogni altra cosa tranne il respiro. Qui lo scopo, piuttosto che creare uno stato di trance , è quello di farvi notare il lavorio della mente e di apportare una certa quantità di tranquilla chiarezza in essa. Nel suo insieme il processo - raccogliere l'attenzione, notare il respiro, notare che la mente ha divagato e ristabilire l'attenzione - sviluppa consapevolezza, pazienza e capacità di comprendere in profondità. Perciò non fatevi fuorviare da quello che sembra un 'fallimento'; semplicemente, ricominciate. Continuare in questo modo fa sì che alla fine la mente si calmi.

Se siete molto irrequieti o agitati, rilassatevi. Praticate a essere in pace con voi stessi, dando ascolto alle voci della mente - senza necessariamente dare loro credito.

Se avvertite sonnolenza, siate più accurati e attenti nei confronti del corpo e della postura. In situazioni del genere cercare di rendere più sottile l'attenzione o perseguire la tranquillità non farà altro che peggiorare le cose!

 

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- LA MEDITAZIONE CAMMINATA -

Ven. U Vivekananda

 

Ora vi darò qualche indicazione sulla meditazione camminata.
Tenetevi ben ritti, con le mani davanti o dietro la schiena. Gli occhi vanno tenuti bassi e fissi a circa due o tre metri davanti a voi. Non si deve guardare a destra o a sinistra.
Si scelga un percorso di una quindicina di metri e quando si arriva alla fine del percorso, mentre si è fermi, notare (nota 1) 'stare fermi' e quando ci si gira per tornare indietro, notare 'girarsi, girarsi'.
In questo tipo di metodo vipassana si fa un'ora di meditazione seduta seguita da un'ora di meditazione camminata e così per tutta la giornata. La meditazione camminata a sua volta va divisa in tre parti di venti minuti l'una.
Nei primi venti minuti si cammina abbastanza velocemente e si usa tutta la gamba come oggetto di osservazione, etichettando (nota 1) 'destra', 'sinistra' a seconda che sia rispettivamente la gamba destra o la sinistra a muoversi e poi si osservano le sensazioni predominanti nella gamba nominata.
Gli altri 20 minuti si rallenta la camminata e si divide ogni passo in due parti, cioè l'alzarsi e l'abbassarsi del piede. L'oggetto di osservazione non sarà più l'intera gamba ma solo il piede che in quel momento si alza e si abbassa. Quando il piede si alza notiamo 'alzarsi alzarsi', e osserviamo tutto il movimento dell'alzarsi dall'inizio alla fine, cercando di conoscere le sensazioni predominanti e le variazioni del movimento nel processo di alzare il piede. La stessa cosa per l'abbassarsi del piede. Notiamo 'abbassarsi, abbassarsi' e tentiamo di seguire tutto il processo dell'abbassarsi, incluso il momento in cui il piede tocca terra, dall'inizio alla fine, cercando di sentire le sensazioni che sorgono in questo processo e i diversi tipi di movimento.

Negli ultimi venti minuti cercate di andare il più lentamente possibile; più adagio andate meglio è. Di nuovo usate solo il piede come oggetto e dividetene il movimento in tre parti, cioè l'alzarsi, l'avanzare e l'abbassarsi del piede, incluso il momento in cui tocca terra.

Quando alzate il piede notate una o due volte 'alzare, alzare', quindi tenete l'attenzione sull'intero processo del piede che si alza e sulle sensazioni che sorgono. Forse vi accorgerete di diverse sensazioni quali rigidità, pesantezza, o leggerezza o il movimento vi sembrerà difficile da fare, continuo o discontinuo, ecc. Ci sono molte cose da osservare. Quando alzate il tallone, per esempio, che tipo di sensazioni sentite in quella parte del piede? Forse rilassamento o pressione. E poi quando alzate ancora più il tallone vi è un cambiamento nell'arco del piede e forse la tensione cresce e quando si solleva ancora di più questa tensione può arrivare alla punta del piede. Cercate di essere consapevoli di tutto questo e della rigidità sulla punta e poi, quando si stacca completamente il piede dal suolo, che tipo di sensazioni ci sono in quel punto? Quando alzate l'intero piede vi è pesantezza o rigidità? E' difficile da muovere? C'è della resistenza che richiede una certa forza? Queste sono le cose che vanno osservate.

Quando avanzate il piede notate 'avanzare, avanzare' una o due volte e tenete l'attenzione su questo movimento dall'inizio alla fine. Scoprirete forse che vi è leggerezza nel piede, o che questo è caldo o freddo, o che vi sono vibrazioni, o sensazioni ovattate o che il piede avanza come se scivolasse; forse osserverete sensazioni piacevoli o spiacevoli e muovendovi così lentamente avrete forse la sensazione di perdere l'equilibrio. Ma altre volte il movimento è continuo o discontinuo, talvolta sembra che ci sia una resistenza, talvolta è come se si camminasse tra le nuvole o talvolta ci si sente spingere da dietro o di fronte.

Di nuovo fate lo stesso quando si abbassa il piede e lo si appoggia a terra; all'inizio notate 'abbassare, abbassare' una o due volte e osservate L'intero processo, cercando di percepirne le sensazioni e i diversi tipi di movimento. Particolare attenzione va data al momento in cui il piede poggia per terra, quando il tallone tocca il suolo e poi quando l'intero piede si adagia sul terreno. Forse sentirete morbidezza o durezza, ruvidezza o omogeneità. Ci sono moltissime sensazioni da osservare. Per esempio, man mano che adagiate il piede a terra la tensione diminuisce, poi vi è il rilassamento di quella tensione e poi forse ci sarà una piacevole sensazione nel piede. E nel momento in cui tutto il peso del corpo va sul piede vi sarà forse pressione, irrigidimento e possiamo osservare come il peso del corpo prema sul piede e crei una sensazione spiacevole sulle dita del piede.
L'attenzione va sempre tenuta sul piede che si alza, avanza e si abbassa e non su quello che sta fermo.

Nel corso della meditazione camminata può capitare che la mente divaghi e quando la mente è molto distratta diventa un impedimento: ciò che potete fare è fermarvi e prendere la mente vagante come oggetto di osservazione, notando 'divagare, divagare' un paio di volte e, se la distrazione cessa, riprendete la camminata. La stessa cosa si può dire per forti sensazioni che sorgono nel corpo durante la meditazione camminata. Se vi capita di avere questo tipo di sensazioni, fermatevi e prendete queste sensazioni come oggetto di osservazione, notatele e quando cessano riprendete la camminata.

( nota 1) - Notare, etichettando: ripetere mentalmente .

 

- La meditazione camminata ( Jongrom ) -

Luang Por Sumedho


Jongrom è una parola in lingua tailandese che deriva dal pàli cankama, che significa camminare avanti e indietro in linea retta. Il tratto di strada, che misura idealmente dai venti ai trenti passi, va scelto fra due oggetti chiaramente distinguibili, in modo da non dover contare i passi. Le mani vanno tenute unite ma non strette, davanti o dietro la schiena, con le braccia rilassate. Lo sguardo va diretto in modo non focalizzato sul sentiero, a circa dieci passi davanti a sé, senza osservare nulla in particolare ma in modo da mantenere un'inclinazione del collo il più possibile comoda. Quindi si inizia a camminare con passo misurato e una volta arrivati in fondo al tratto prescelto si resta fermi per la durata di uno o due respiri, ci si volta consapevolemente e consapevolmente si torna indietro.

Il jongrom è una pratica in cui si cammina in modo raccolto restando in contatto con il movimento dei piedi. Si porta l'attenzione sul corpo che cammina dal principio del sentiero fino alla fine, all'atto di voltarsi, al corpo fermo in piedi. Poi c'è l'intenzione di riprendere a camminare, quindi il camminare. Fate attenzione alla metà del percorso e alla fine, al fermarsi, al voltarsi e allo stare fermi in piedi: sono i punti su cui la mente può raccogliersi quando comincia a disperdersi. Si può anche progettare una rivoluzione, o che so io, durante il jongrom, se non si sta attenti! Chissà quante rivoluzioni sono state tramate durante la meditazione camminata... Perciò, invece di dedicarci a cose del genere, usiamo questo tempo per concentrarci su ciò che accade effettivamente. E non sono sensazioni straordinarie, sono così normali che neppure ci facciamo caso. Notate che bisogna fare uno sforzo per essere veramente consapevoli di questo tipo di cose.

Ora, quando la mente si distrae e vi ritrovate in India nel bei mezzo del sentiero del jongrom, accorgetevene: "Oh!" In quel momento vi risvegliate. Siete svegli, quindi riportate la mente su quanto sta realmente accadendo mentre il corpo cammina da qui a lì. È un allenamento alla pazienza, perché la mente tende ad andarsene per conto suo. Se in passato la meditazione camminata vi ha dato momenti di felicità e pensate: "Nell'ultimo ritiro ho praticato il jongrom e ho proprio sentito il corpo che camminava. Sentivo che non c'era alcun "io" ed è stato bellissimo, oh, se non riesco a farlo ancora..." Notate il desiderio di raggiungere qualcosa in base al ricordo di un passato felice. Notate che è un condizionamento; è un ostacolo. Lasciate andare tutto, non ha importanza sene viene fuori un istante di beatitudine o no. Solo un passo e poi un altro passo, la pratica è tutta qui, nel lasciar andare, nel contentarsi di pochissimo invece di sforzarsi di ritrovare uno stato di beatitudine sperimentato in passato. Più vi sforzate, più l'infelicità aumenta perché assecondate il desiderio di avere una bella esperienza fondata su un ricordo. Siate contenti di quello che c'è, qualunque cosa sia. Fate pace con le cose così come sono adesso, invece di arrabbattarvi per ottenere a tutti costi un certo stato desiderato.

Un passo alla volta notate com'è serena la meditazione camminata quando non avete altro da fare che essere con un passo. Ma se invece fate la camminata pensando di dover raggiungere il samàdhi e poi l'attenzione divaga, che succede? "Io la meditazione camminata non la sopporto, non mi da nessuna pace, ho tentato di avere la sensazione di camminare senza nessuno che cammina ma invece pensavo a tutt'altro"; questo perche ancora non capite di che si tratta, la mente proietta un ideale, cerca di ottenere qualcosa invece di limitarsi ad essere. Quando camminate, non dovete far altro che camminare. Un passo, poi un altro passo semplice... ma non facile, vero? La mente è trascinata lontano, preoccupata di cosa dovreste fare, di cosa non va e del perché non ci riuscite.

Ma al monastero quello che facciamo è alzarci al mattino, recitare i canti, meditare, sederci, fare le pulizie, cucinare, sederci, stare in piedi, camminare, lavorare; qualunque cosa sia, prendetela come viene, una cosa alla volta. Sicché, stare con le cose così come sono è non attaccamento, che porta pace e serenità. La vita cambia e noi la guardiamo cambiare, possiamo adattarci alla mutevolezza del mondo sensoriale, come che sia. Piacevole o spiacevole, abbiamo sempre la possibilità di tollerare e affrontare la vita, accada quel che accada. Se realizziamo la verità, realizziamo la pace interiore.

 

 

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- LA PRATICA DI "METTA" -

 

La via della gentilezza amorevole

Metta, o gentilezza amorevole, è il mezzo abile per accostarci a ciò che di fastidioso o spiacevole troviamo in noi stessi o in ciò che ci circonda. La prima volta che venni in Inghilterra, domandai in giro: "Praticate metta?"', e tutti mi risposero: "Non la sopporto!". Allora chiesi: "Cosa pensate che sia?". Mi dissero: "È quella specie di untuosa verniciatura
mentale in cui sostieni che ami tutto incondizionatamente. Praticamente dovresti convincerti che ami tè stesso e i tuoi nemici. Tè l'immagini passare un'ora a pensare quanto ami tè stesso?".
Mi resi conto che non capivano proprio cosa fosse metta. Metta non è uno stato mentale idealistico. Possiamo provare amore per tutti gli esseri fintante che nulla ci infastidisce o ci irrita, ma non appena qualcuno o qualcosa si fa avanti a insultarci o a farci del male, è molto difficile mantenere un ideale di amore verso quella persona o quella cosa.[...]

[...]Metta non significa necessariamente farsi piacere tutto. È l'atteggiamento di chi non si sofferma sugli aspetti sgradevoli o sui difetti di ogni situazione interna o esterna. Con metta non ci lasciamo accecare da un ideale. Al contrario, siamo testimoni degli aspetti sgradevoli di una situazione, di una cosa, di una persona, di noi stessi, senza crearvi nulla intorno. Semplicemente, impediamo alla mente di pensare: "Lo odio, non lo voglio". Questa è, secondo me, metta.[...]

[...] La via d'uscita dalla sofferenza, come insegnò il Buddha, è la cessazione. La libertà dalla sofferenza si attua permettendo a ciò che sorge di scomparire. Semplicemente questo. Per far cessare qualcosa, non dobbiamo interferire ne cercare di liberarcene; dobbiamo consentirgli di allontanarsi. Ciò significa che dobbiamo essere pazienti nei suoi confronti. Perciò, metta è anche una specie di pazienza, la disponibilità a restare in compagnia di cose spiacevoli senza pensare quanto siano terribili, senza lasciarsi intrappolare dal desiderio di liberarcene immediatamente e convenientemente.[...]


Luang Por Sumedho

 

Coltivare il cuore

Coltivare la benevolenza (metta) conferisce un'altra dimensione alla pratica della Visione Profonda. La meditazione insegna di per sé la pazienza e la tolleranza, o almeno mostra l'importanza di queste qualità. Così può ben accadere che vogliate sviluppare un'attitudine più amichevole e sollecita verso voi stessi e verso gli altri. Nella meditazione potete coltivare la benevolenza in modo molto realistico.

Concentrate l'attenzione sul respiro, che ora userete come strumento per effondere sollecitudine e benevolenza. Cominciate da voi stessi, dal vostro corpo. Visualizzate il respiro come una sorgente luminosa, oppure vedete la consapevolezza come un raggio caldo e gradualmente passatelo sul corpo. Delicatamente, concentrate l'attenzione sul centro del torace, vicino al cuore. Nell'inspirare, rivolgete sollecitudine paziente a voi stessi, magari con il pensiero "Possa io essere felice" oppure "pace". Nell'espirare, fate che l'attitudine di quel pensiero, o la consapevolezza della luce, si effonda dal cuore, attraverso la mente, e si espanda al di fuori di voi. "Possano gli altri essere felici".

Se sperimentate stati mentali negativi, inspirate le qualità della tolleranza e del perdono. Visualizzare il respiro con una colorazione risanatrice può essere di aiuto. Nell'espirare, lasciate andare - qualunque tensione, preoccupazione o negatività - ed espandete il senso di distensione attraverso il corpo, attraverso la mente e al di fuori di voi come prima.

Questa pratica può impegnare in tutto o in parte un periodo di meditazione; dovete giudicare voi stessi quello che è appropriato. Meditare con un'attitudine di gentilezza induce alla calma ed è positivo per iniziare un periodo di meditazione seduta; tuttavia ci saranno senz'altro periodi in cui questo approccio andrà utilizzato a lungo, per penetrare in profondità nel cuore.

Cominciate sempre con ciò di cui siete consapevoli, anche se vi sembra banale o poco chiaro. Lasciate che la mente vi si riposi con calma - si tratti di noia, di un ginocchio che duole, o della frustrazione di non sentirsi particolarmente gentili. Lasciatelo stare; praticate a essere in pace con quello che c'è. Riconoscete e mettete da parte, con gentilezza, ogni propensione alla pigrizia, al dubbio, o al senso di colpa.

La pace può svilupparsi in una sollecitudine molto nutriente verso voi stessi, se innanzitutto accettate senza riserve la presenza di ciò che non vi piace. Mantenete salda l'attenzione e aprite il cuore a tutto quello che sperimentate. Questo non implica approvare gli stati negativi, ma apre loro uno spazio nel quale possono andare e venire.

Generare benevolenza nei confronti del mondo al di là di voi stessi segue in gran parte lo stesso schema. Un modo semplice per effondere gentilezza consiste nel lavorare per fasi successive. Cominciate da voi stessi, associando il sentimento dell'accettazione benevolente al movimento del respiro. "Possa io essere felice". Quindi, pensate alle persone che amate e rispettate, e augurate loro felicità, una per una. Passate alle persone con le quali avete un rapporto amichevole, poi a quelle nei confronti delle quali sentite indifferenza. "Possano essere felici". Infine, portate alla mente le persone delle quali avete timore o che non vi piacciono e continuate a effondere benevolenza.

Questa meditazione può espandersi, in un moto di compassione, fino a includere tutte le persone al mondo, nelle loro molteplici condizioni. E ricordate, non è necessario che sentiate di amare ogni persona per augurarle felicità.

La sollecitudine e la compassione scaturiscono dalla stessa fonte della benevolenza ed espandono la mente al di là della prospettiva puramente personale. Se non vi sforzate continuamente di far andare le cose come volete che vadano; se siete più accomodanti e ricettivi nei confronti di voi stessi e degli altri così come sono, la compassione nasce da sé. La compassione è la naturale sensibilità del cuore.

 

Metta

Possa io essere libero dal pericolo e dal male

essere libero dalla sofferenza mentale

essere libero dalla sofferenza fisica

essere libero dall’ostilità

avere cura di me stesso e vivere serenamente.

Possa questa persona cara… essere libera dal pericolo e dal male

essere libera dalla sofferenza mentale

essere libera dalla sofferenza fisica

essere libera dall’ostilità

avere cura di se stessa e vivere serenamente.

Possano tutti coloro che sono a me vicino

essere liberi dal pericolo e dal male

essere liberi dalla sofferenza mentale

essere liberi dalla sofferenza fisica

essere libera dall’ostilità

avere cura di se stessi e vivere serenamente serenamente.

Possano tutti gli esseri umani
tutte le cose viventi
tutte le creature

essere liberi dal pericolo e dal male

essere liberi dalla sofferenza mentale

essere liberi dalla sofferenza fisica

essere libera dall’ostilità

avere cura di se stessi e vivere serenamente.

 

La benevolenza diventa così universale che non c’è più un oggetto particolare da contemplare, solo grande silenzio infinito.

 

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- CONTEMPLAZIONE DELLA MORTE -


La vita è incerta
la morte è certa
inevitabile è la morte per me
la mia vita ha la morte come sua fine
in verità la vita è insicura
la morte è sicura
fra non molto, ahimè, questo corpo
giacerà sulla terra
rigettato, svuotato della coscienza
inutile come un tronco marcio
tutti gli esseri sono morti
stanno morendo
moriranno
nello stesso modo anch'io morirò
per me non
c'è alcun dubbio su questo
tutte le formazioni sono transitorie
quando si vede con saggezza
non ci si lascia ingannare dal male
questo è il sentiero verso la purificazione
tutte le formazioni sono insoddisfacenti
quando si vede con saggezza
non ci si lascia ingannare dal male
questo è il sentiero verso la purificazione
Tutti i fenomeni non esistono di per sé
quando si vede con saggezza
non ci si lascia ingannare dal male
questo è il sentiero verso la purificazione


- V I R T U' -


Si può esprimere formalmente il proprio impegno nella pratica buddhista richiedendo a un monaco o a una monaca i tré Rifugi e i cinque Precetti, cosa che si può fare in un monastero; oppure informalmente, a casa propria, con un atto di deliberata adesione personale. Prendere i Rifugi implica l'impegno a vivere in accordo con i principi della saggezza, della verità e della virtù, giovandosi degli insegnamenti e dell'esempio del Buddha. I cinque Precetti sono regole di autodisciplina da applicare nella vita quotidiana:


1. Astenersi dall'uccidere o danneggiare qualunque
creatura vivente


2. Astenersi dal prendere ciò che non ci è stato dato


3. Astenersi da una condotta sessuale irresponsabile


4. Astenersi da un linguaggio falso o offensivo


5. Astenersi dall 'assumere bevande alcoliche e droghe


Vivendo in questo modo si incoraggiano la disciplina e la sensibilità necessario per chi voglia coltivare la meditazione, che è il secondo aspetto del sentiero.

 

 

 
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