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B U D D H I S M O - Theravada

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La Tradizione Theravada

La Parola del Buddha si diffonde in tutto il subcontinente indiano e, successivamente, nello Sri Lanka, in Birmania, Corea, Giappone. Le sue diverse interpretazioni ne determinano il differenziarsi in più correnti. l'Hinayana, il Mahayana, il Vajrayana o Lamaismo del Tibet, mentre l'adattamento a contesti culturali diversi la colora degli usi e costumi delle diverse popolazioni che lo accolgono.

La tradizione Theravada è quella diffusa nei Paesi di prima evangelizzazione buddhista. lo Sri Lanka, la Birmania, la Thailandia e, dopo la scomparsa del Buddhismo in terra d'India, essa rimane quella che conserva la maggiore aderenza formale e sostanziale alla prima formulazione del Dharma.

 

 

Il viaggio di Ajahn Chandapalo in Puglia

Dal 25 Aprile al 1 Maggio la Puglia sarà felice di ospitare il viaggio di Ajahn Chandapalo, monaco da più di 35 anni ed abate del monastero buddhista di tradizione Theravada "Santacittarama". Un'occasione unica per incontrare il Dhamma e la pratica meditativa grazie alle parole e all'insegnamento di un grande maestro contemporaneo.

 

PROGRAMMA DEGLI EVENTI

 

25 Aprile (Martedì) ore 17.00 Barletta

"MEDITIAMO INSIEME PER LA PACE" [Presso Castello Carlo V - Barletta]

A cura di "L'onda de respiro", "Psicoluoghi" e "Cos"

Info | Lucia 3204316315 - Maria Rosaria 3299251894

 

26 Aprile (Mercoledì) ore 18.30 Conversano

"INCONTRARE IL DHAMMA: BUDDHSSMO E MEDITAZIONE"

[Presso "Siddharta Centro Olistico", via Bari 81/A- Converano]

Info l Nino 3297226817 - Faiza 3935662114

*necessaria prenotazione

 

28 Aprile (Venerdì) ore 19.00 Monopoli

"INCONTRO PUBBLICO E MEDITAZIONE"

[Presso il Centro Yoga Solare Auroville, Contrada Bellocchio 494 - Monopoli]

A cura di "Ekletica - II risveglio"

Info l Margot 3339394301

 

29 e 30 Aprile (Sabato 7.30 - 20.00; Domenica 7.30-18.00)

Monopoi "RITIRO INTENSIVO"

[Presso il Centro Yoga Solare Auroville, Contrada Bellocchio 494 - Monopoli]

Info l Margot 3339394301 - Lucia 3204316315

*necessana prenotazione

** Il ritiro ha il costo di 80 euro per i due giorni compreso il pranzo la colazione e il tè/tisana del pomeriggio . Sarà possibile pernottare, prenotando in largo anticipo possibilmente, presso un convento di suore o in due B&B convenzionati, tutti situati nelle vicinanze del Centro yoga solare Auroville di Monopoli. Il ritiro sara' effettuato con un numero minimo di 15 persone.

 

1 Maggio (Lunedì) ore 17.00 Cisternino a cura di "I giardini di Kama"

Incontro pubblico all'interno dello "Orys Yoga Fest"

[Presso "I giardini di Kama", Contrada Specchiaruzzo - Cistemino]

Info l Brigida 3497573668

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Gli incontri saranno a offerta libera e il ricavato sarà devoluto al monastero o per coprire le spese del viaggio del Venerabile.

 

Biografia Venerabile Ajahn Chandapalo

Nato a Preston, nel Lancashire (Inghilterra), inizia ad interessarsi alla meditazione buddhista durante l'ultimo anno di studi presso la facoltà di ingegneria dell'Università di Lancaster.
A Manchester, ad una celebrazione del Vesak nel 1978. incontra per la prima volta il Ven. AjahnSumedho, detta tradizione Theravada dei monaci della foresta. Durante gli studi per il Master in Ingegneria Biomedica presso l'Università di Dundee, incontra il Ven. Ajahn Chah ad Edimburgo.
Dopo aver ricoperto per quasi un anno la posizione di Assistente Ricercatore nell'Unità di Bioingegneria di Glasgow, sceglie di intraprendere il sentiero monastico, e prende gli otto precetti come anagarika (postulante) presso il Monastero di Chithurst nel West Sussex.
Nel 1981 aiuta Ajahn Sucitto a fondare la prima "succursale" del monastero di Chithurst ad Harnham, vicino a Newcastle (oggi noto come ArunaRatanagiri). Riceve l'upasampada (l'ordinazione completa come bhikkhu o monaco) nel 1982. Un anno dopo affianca Ajahn Munindo nella fondazione di un nuovo monastero a Devon. In seguito si trasferisce insieme ad AjahnSumedho e vari altri monaci in una località vicina ad Hemel Hempstead, dove viene fondato il monastero di Amaravati. Quattro anni dopo viene invitato in Svizzera insieme ad AjahnTiradhammo, e qui resterà per più di due anni, contribuendo alla fondazione del Monastero Dhammapala.
Risiede per un anno In Thailandia, presso lì Monastero Internazionale WatPahNanachat. Nel 1993 si trasferisce in Italia, presso il monastero Santacittarama, fondato tre anni prima da AjahnThanavaro.
Nel 1996 Ajahn Chandapalo assume la carica di abate del monastero, la cui sede viene tra-sferita l'anno successivo in una località nei pressi di Poggio Nativo (Rieti) a pochi chilometri da Roma. Tiene regolarmente insegnamenti in vari parti d'Italia e all'estero.

 

 

 

 

 

Riflessioni

 

" Spesso crediamo che la compassione sia qualcosa che abbiamo per gli altri,

ma la più grande lezione che si impara è che la compassione è qualcosa

che dobbiamo sviluppare per noi stessi "

Sister Ajahn Jitindry

 


- Camminare sul sentiero con coraggio - 

Quando intraprendete un sentiero spirituale, o forse vi ci venite improvvisamente a trovare, vi accorgete che man mano che vi addentrate in profondità vi viene richiesto un
qualche tipo di rinuncia.
Qualsiasi sentiero seguiate, farà emergere domande come: quali sono i miei bisogni? Quali sono i valori che voglio sviluppare in questa vita? Quali sono i valori del sentiero che ho scelto di percorrere? Posso vivere conformemente a questi valori, per quanto possibile, e quanto sono disposta a farlo? Quando ci facciamo queste domande, è lì che entra in ballo il coraggio. Perché abbiamo bisogno di coraggio, per cambiare.  Abbiamo bisogno di coraggio per guardare dentro i nostri schemi e chiederci: quali parti della mia vita hanno bisogno di più attenzione, più consapevolezza, più gentilezza o più compassione? Penso che il primo vero passo sia una sorta di check-up interiore. E ricordo di averlo fatto io stessa. Che cosa noto di dover cambiare nel modo in cui sto vivendo? Uno strumento molto importante da usare qui è l’onestà: possiamo essere onesti nel relazionarci con quello che troviamo quando facciamo questo?
Sta a ciascuno di noi fare le scelte che riguardano dove e come uscire dai nostri schemi di vita abituali e irriflessivi. Diventiamo interessati a seguire un sentiero spirituale perché avvertiamo un bisogno e vogliamo cambiare le nostre vite. Cerchiamo modi per portare più profondità e più significato nella vita, per introdurvi quei valori che sono importanti per noi. Cerchiamo modi per manifestare questi valori, portandoli alla luce e vivendoli nelle nostre esperienze quotidiane. Quando fate queste valutazioni interiori potreste trovare cose che veramente volete cambiare. Ci sono diverse ragioni per questo. Potrebbe essere perché queste cose sono diventate ormai prive di significato e non hanno più molto senso nella vostra vita. Grazie a questi check-up interni potreste anche trovare quelle cose che sono necessarie per camminare sul sentiero. Molto probabilmente incontrerete le qualità della gentilezza, dell’empatia, della compassione, o altre qualità che avranno bisogno di essere sviluppate ulteriormente.
Questo stesso momento di onestà, questa esperienza stessa, fa emergere la qualità del coraggio. Ci vuole coraggio per allontanarsi dalle distrazioni, per entrare in quei luoghi che non sono confortevoli, per volgersi verso ciò che è doloroso, per riconoscere ciò che deve cessare, per prendere in considerazione un cambiamento. Non è una cosa facile da farsi. Richiede di riflettere su ciò di cui c’è veramente bisogno, qui e ora. Come ci relazioniamo con ciò che è spiacevole? Naturalmente, non voglio dire che seguire un sentiero spirituale, praticare, porti con sé solo esperienze difficili. Naturalmente non è così, altrimenti perché dovremmo volerlo fare? Ci vuole comunque un bel po’ di coraggio e di determinazione per mantenere la nostra pratica.
Sicuramente troverete momenti molto piacevoli, momenti in cui sperimenterete vera pace e tranquillità, un tipo di calma che è del tutto nuova per voi. E si sta veramente bene!
Nella mia esperienza personale questo è stato il lato attraente di questo sentiero, di questo
nuovo modo di guardare alla vita. Ma ci sono anche momenti difficili. Guardare le aree del
dolore, della tristezza, della noia, dell’insoddisfazione e del disagio mi ha portato a domandarmi come vivevo la mia vita: c’era qualcosa che rendeva questa vita veramente
degna di essere vissuta?
Naturalmente possiamo fare questo più facilmente durante la nostra pratica formale, quando abbiamo il tempo di fare meditazione seduta o camminata. Ma abbiamo anche bisogno di trovare modi per integrare tutto questo nelle nostre vite ordinarie. Ci troveremo in situazioni in cui il cambiamento è necessario. In queste situazioni abbiamo bisogno di raccogliere il nostro coraggio ed esaminare il tipo di risposta che sarebbe più utile ed appropriata. Una cosa che possiamo domandarci ripetutamente, ogni volta è: di quanto ho veramente bisogno? Quali sono i miei veri bisogni? Oppure, ad un livello esplicitamente
materiale: quanto voglio prendere parte al processo di accumulazione di beni materiali?

Quando ci poniamo questa domanda, riguardo a ciò di cui abbiamo veramente bisogno,
ciò che ci stiamo chiedendo è: come voglio vivere questa vita? Quanta energia, risorse,
attenzione voglio mettere nell’accumulare possessi e ricchezze materiali? Questo è collegato anche ad altre aree della nostra vita, alle nostre relazioni con parenti, amici, colleghi di lavoro ed altre persone.
Potremmo chiederci: quanta energia, tempo ed attenzione sono disposta a dare alla pratica? Quale posto ha la pratica spirituale nella mia vita? Qui per pratica spirituale non
si intende solo la pratica formale della meditazione. Si intende anche il prestare attenzione
ai nostri amici spirituali, spendere del tempo di qualità con persone che sono sullo stesso sentiero. Offrire tempo ed attenzione ad un amico che potrebbe avere bisogno di aiuto e di sostegno, di qualcuno che lo ascolti. Sono disposta a dare questo?
Quando consideriamo il livello interiore della rinuncia, ciò che emerge è la domanda
riguardo a quanto siamo capaci di volgerci verso la sofferenza. Quando guardiamo alla
sofferenza nelle nostre vite, quali sono le aree che richiedono più coraggio per poterci relazionare ad essa? Quali sono le aree in cui sappiamo di aver bisogno di sviluppare una certa moderazione e contenimento e di che cosa abbiamo bisogno per poterlo fare?
Prendiamoci qualche momento, proprio adesso, per guardarci dentro. Quali sono le aree della tua vita in cui senti di aver bisogno di maggior coraggio, o in cui senti che ci sarebbe
bisogno di più moderazione e contenimento? Per molti di noi qualcosa emergerà, quasi immediatamente. Potrebbe essere collegato con il vostro lavoro, oppure riguardare la relazione con un’altra persona. Potrebbe avere a che fare con un qualche tipo di dipendenza. Potrebbe riguardare un’area della vita in cui non vi sentite integri e completi, dove sentite che manca qualcosa. Mentre guardate dentro a tutto questo, vedete se potete fare un passo verso l’essere con l’esperienza energetica o emotiva di tutto ciò. Se è qualcosa di molto forte, forse anche di opprimente, siate consapevoli di quanto potete entrare dentro questa esperienza senza perdere l’appiglio della vostra consapevolezza. In tal caso, permettetevi di entrare pienamente in contatto con questa esperienza. State con questo solo per un po’.
Se dirigiamo la nostra consapevolezza in questa direzione, di solito incontriamo il dolore,
la tristezza, la frustrazione o qualunque altra esperienza emotiva che può sorgere. Se creiamo uno spazio interno per tutto ciò, connettendoci con quella risonanza emotiva, questa può essere portata in un luogo in cui è possibile farne una diretta esperienza. Esso
emerge da un punto inconscio al fondo della nostra mente e nello spazio di ciò che sta accadendo proprio adesso. Lavorando in questo modo potreste anche sperimentare la paura. Non sorprendetevi se ciò accade. Notate se potete semplicemente riconoscerla. Notate se potete solo fare un po’ di spazio per questa paura, per farla essere parte dell’esperienza. Portare il coraggio nella nostra pratica significa in realtà che siamo capaci di incontrare e relazionarci con questa paura. Stiamo trovando modi di connetterci con essa. Ci stiamo connettendo con gli aspetti spiacevoli dell’esperienza. Stiamo cercando di trovare dei modi per poter sostenere l’esperienza della paura in uno spazio di gentilezza. Questo richiede un’attitudine di profonda mitezza ed accettazione.
Coraggio non significa assenza di paura. Coraggio significa avere le risorse e l’energia
per fronteggiare la spiacevolezza della paura, delle esperienze dolorose e per relazionarci ad esse in modi che ci aiuteranno a fare il prossimo passo.
Quando abbiamo il coraggio di portare la rinuncia nelle nostre vite può essere che sperimentiamo stati spiacevoli, specialmente all’inizio. Ma stiamo abbandonando ciò che
sappiamo che non è salutare e che non ha più senso per noi. Con il coraggio, possiamo entrare nell’esperienza diretta del dolore, della frustrazione, della paura, dell’insoddisfazione. Cominciamo a capire che questi stati non salutari della mente non ci sono di aiuto. Rimanendo con la diretta esperienza e connettendoci con il momento presente, ci collochiamo in uno spazio diverso laddove questi stati possono trasformarsi e dissolversi. Ci connettiamo con i punti che troviamo difficili da accettare e nel far ciò entriamo in contatto con un senso più profondo dell’essere, sia nei riguardi di noi stessi che degli altri intorno a noi. Quando camminate su un sentiero spirituale dovete imparare ad usare questi strumenti, a lavorare con essi. Rinuncia non significa tagliarsi fuori dai propri bisogni. La vera rinuncia viene da un senso di pienezza. Viene da una capacità di comprendere la sensazione o l’esperienza dell’ “abbastanza”, della pienezza, del sapere ciò di cui abbiamo veramente bisogno. È un’esperienza di abbondanza, il sapere che saremo capaci di relazionarci con i nostri bisogni nel momento stesso in cui li sperimenteremo. Non dobbiamo ammucchiare cose solo perché potrebbe venire un momento in cui ci potrebbero servire.
Cosa è importante per me in questa vita? In che cosa voglio mettere la mia energia? Come
voglio vivere questa vita? Quando vi fate queste domande state davvero cominciando a
uscire dall’egocentrismo. State uscendo fuori dal vostro piccolo sé per andare verso qualcosa di molto più grande. Questo comporta un cambio di coscienza, uno spostamento interno: dall’assumere che siete nel pieno controllo della vostra vita all’abbracciare l’ignoto, all’essere parte di qualcosa che è oltre voi. Connettersi con un campo di esistenza più ampio.
Come utilizziamo il nostro tempo e quanto ne possiamo dare agli altri? Quanta parte del
nostro tempo sciupiamo? Considerate questo: che cosa passa nella vostra mente quando vi
dedicate ad un giorno di pratica, quando state lavorando, quando siete con i vostri amici o
con il vostro partner, quando siete con i vostri bambini? Siete veramente “lì”? Siete presenti? Siete connessi con le persone nella vostra vita? Abbiamo bisogno di sviluppare il coraggio di guardare veramente queste cose, il coraggio di guardare anche la sofferenza che
potrebbero portare con sé. Naturalmente, quando stiamo in contatto con il momento
presente, non sperimentiamo soltanto sofferenza. Ma se siamo connessi veramente non
importa ciò che stiamo sperimentando. Quando riversiamo pienamente il nostro
cuore in questo, possiamo anche sperimentare e condividere la gioia, la pace e la tranquillità, l’empatia, la compassione e la contentezza, tutte qualità che possono nutrire
e sostenere gli altri come pure noi stessi.

Monaca Ajahn metta

 

 

 

Storia del Buddhismo

Il Buddha, vissuto 2500 anni fa in India, è lo scopritore e primo propagatore del Dharma, la dottrina. La sua grande sensibilità al problema esistenziale del dolore lo porta a rinunciare agli agi e alle comodità della sua fortunata condizione e a scegliere una vita di povertà e ascesi. La sua ricerca trova infine esito nella Via che conduce alla liberazione dal dolore. il Nobile Ottuplice Sentiero che, insieme alle Quattro Nobili Verità, costituisce l'essenza del Dharma. Infine fonda un ordine monastico mendicante, il Sangha monastico che, insieme ai praticanti laici, forma il Sangha allargato. la comunità dei praticanti.
Oggi il suo messaggio di liberazione ha raggiunto anche l'occidente per il beneficio di molti.


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